Andrea Balzola , “Estetiche Delle Arti Tecnologiche”, in: Balzola Andrea - Monteverdi Anna Maria. Le arti multimediali digitali. Storia, tecniche, lingueggi, etiche ed estetiche delle arti del nuovo millennio (Milano: Saggi, 2004).


Eduardo Kac è l’inventore della bio-arte. Dopo installazioni sulla telepresenza e sull’arte bio-telematica (sui cui ha pubblicato un libro: Telepresence, Biotelematics and Transgenic Art) inizia i suoi esperiment artistici che vanno sotto il nome di arte transgenica (detta anche DN-art), termine da lui coniato nel 1999. Si tratta di una corrente artistica estrema e molto discussa (soprattutto da ambientalisti e animalisti), legata alle biotecnologie e alle manipolazioni genetiche, agendo cioè sul DNA di animali e mescolandone le caratteristiche. Kac ha realizzato GFP Bunny, un coniglio fosforescente (transferendo nel suo genoma le proteine fluorescenti di una medusa del Pacifico). Nella citazione che segue, Kac sottolinea che l’opera d’arte transgenica non si limita a creare nuove forme di vita ibride attraverso l’incrocio di geni, ma continua nel legame possibile da instaurare tra questi nuovi esseri e la società, in perfetta relazione con quello che accade nelle sperimentazioni scientifiche agricole, sulle piantagioni di organismi geneticamente modificati e già in commercio da tempo. Un’arte insomma, che dovrebbe suscitare, secondo le intenzioni dell’artista, un ragionamento sulle biotecnologie e sulla biodiversità.

L’arte transgenica (1999)
L’essenza di questa nuova forma d’arte è definita non solo dalla nascita e dalla crescita di una nuova pianta o di un nuovo animale, ma soprattutto dalla natura della relazione tra l’artista, il pubblico e l’organismo transgenico. L’opera d’arte transgenica può essere portata a casa, sia per essere piantata nel giardino o per essere elevata al rango di compagno. Dal momento che ormai quotidianamente sparisce almeno una specie in via di estinzione, suggerisco che gli artisti possano contribuire ad accrescere la biodiversità mondiale, inventando delle nuove forme di vita. Non c’è arte transgenica senza senso di responsabilità e senza una forma di impegno serio verso le nuove forme di vita così create.

Le culture transgeniche saranno predominanti, degli organismi transgenici popoleranno la fattoria e degli animali transgenici faranno parte della nostra famiglia allargata. Bene o male, i legumi e gli animali di cui ci nutriamo non saranno più gli stessi. Le fave, le patate, il mais, la zucca e il cotone modificati geneticamente sono stati piantati e consumati su vasta scala dal 1995. Lo sviluppo di “planticorpi”, vale a dire di geni umani trapiantati nel mais, nella soia, nel tabacco e altre piante per produrre degli anticorpi di qualità farmaceutica, promettono un’abbondanza di proteine a buon mercato. Se le ricerche e le strategie di marketing mettono spesso il profitto al di sopra delle considerazioni di ordine sanitario (non si possono ignorare i rischi che rappresenta la commercializzazione di cibo transgenico non identificato e potenzialmente malsano), la biotecnologia sembra per altro offrire delle reali promesse di guarigione là dove il trattamento è ancora difficile. (...). Il fatto che l’ingegneria genetica renda superato il concetto di specie basato sulla nozione tradizionale di riproduzione mette in gioco l’idea di che cosa sia l’essere umano. Tuttavia questo non costituisce una crisi ontologica. Essere umano significherà che il genoma umano non è più un nostro limite ma il nostro punto di partenza. (E. Kac, L’art transgenic, in L. Poissant, a cura di, Interfaces et sensorialité, Québec 2003, trad. di A.M. Monteverdi).


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